Un’organizzazione urbana unica
L’urbanistica tradizionale di Djanet si è sviluppata attorno a tre villaggi principali: El-Mihen, Azelouaz e Adjahil, situati a pochi chilometri l’uno dall’altro. Questi villaggi, arroccati su picchi granitici che dominano il wadi, godono di una posizione difensiva naturale.
A questi antichi nuclei si aggiungono oggi Aghoum, In Abarbar e Ifri, che formano un tessuto urbano esteso ma sempre radicato nell’ambiente minerale del deserto. La città è irrigata da numerose sorgenti, che consentono di coltivare palme da dattero e piante alimentari nel letto del wadi.
Secondo la tradizione orale, Djanet avrebbe contato fino a 14 villaggi, molti dei quali sarebbero stati spazzati via da un’alluvione, costringendo i sopravvissuti a raggrupparsi sulle alture.
Una storia radicata nella preistoria e nella resistenza
Djanet è abitata da oltre 10.000 anni, come testimoniano le pitture e le incisioni rupestri del Tassili n’Ajjer. Questo periodo, chiamato Neolitico africano, era caratterizzato da un clima più umido, una fauna abbondante e una fiorente vita pastorale.
Nel Medioevo, Djanet fu fondata dai Tuareg, grandi nomadi del Sahara. Il loro insediamento nella regione fu accompagnato dallo sviluppo di uno stile di vita adattato alle difficoltà del deserto, tra commercio carovaniero, pastorizia e rituali sahariani.